Lifestyle,  Vita di Campagna

Non lo volevo, l’orto

vivo in campagna da tre anni ormai. Vivo letteralmente immersa nella natura, in un paesino di poche centinaia di anime. Adesso che la primavera è completamente sbocciata, dalla finestra della mansarda vedo le colline che paiono onde giganti, tinte di un verde brillante. Se mi affaccio dalla piccola finestra della cucina, così vecchia che i vetri sembrano ondulati, vedo l’acacia in fiore, che per quanto ogni anno i suoi rami vengano potati, continua a ricrescere forte e vigorosa. E se mi sporgo dalla ringhiera del giardino, dietro l’orto di ulivi della vicina, si apre il tramonto che tutte le sere mi coglie di sorpresa, e mi regala stupore (tanto che la galleria del mio cellulare è piena di foto dalle sfumature rosse e dorate). La sera alzo gli occhi al cielo e ci sono milioni di stelle a restituirmi lo sguardo.

Tramonto

Eppure.

Certo, la vita qui mi ha fatto riscoprire il piacere di respirare aria pulita, leggere all’aperto senza sentire il rumore del traffico, conoscere per la prima volta i ritmi della natura e imparare che il basilico d’inverno non cresce, e le ciliegie maturano a fine giugno… Eppure mi sono sempre sentita inesperta e poco portata alla cura delle piante. Quelle stesse piante che amo fotografare e che, una volta cresciute nell’orto di mia suocera, arrivano sulla mia tavola.

C’è voluto mio marito per farmi cambiare idea, come accade spesso con le persone che si amano e che sanno spingere nei punti giusti per aiutarsi a progredire a vicenda.

Per settimane il mio amato Riccardo ha lavorato un piccolo appezzamento di terra proprio di fronte a quella finestra un po’ vecchia della cucina. Un terreno scosceso su cui crescevano solo erbacce, che una volta era stato un pollaio. Non mi facevo domande: si teneva impegnato, stava all’aperto, e rendeva più bello il paesaggio.

Poi un giorno di inizio giugno, sono comparse le prime piantine. Sei zucchine piccole, ma dalle foglie già vigorose, piantate vicine (spoiler: troppo vicine). Due piante di peperoni “perché a te piacciono tanto”, pomodorini, peperoncini, e poco altro. Eccolo qua, il nostro primo orto era pronto.

E’ stato amore a prima vista?

Assolutamente no. Ma col tempo è sbocciato, un po’ come hanno i fatto i fiori gialli delle zucchine o i piccoli boccioli bianchi che hanno dato vita a due splendide piccole melanzane rotonde.

Mi sono stupita vedendo le foglie gigantesche delle zucchine farsi strada verso l’alto (come ho detto erano troppo vicine, le dimensioni della piantina appena comprata ci hanno ingannato), ho assaporato i pomodorini succosi, saporiti come non mai. Ho ascoltato il rumore dell’acqua che scorreva verso le radici, ogni sera per tutta l’estate, felice di nutrire quelle piante quasi magiche, ai miei occhi. A quel punto è stato tutto piuttosto naturale: tastare i frutti per capire se fossero maturi a sufficienza, tagliare le foglie secche, riempire il frigorifero di zucchine cresciute quasi in una notte, ammirare con stupore i peperoncini che da verdi diventavano neri e poi di un rosso intenso.

Non è stato amore a prima vita, ma è stato vero amore. Ho scoperto che mangiare le verdure che io stessa ho coltivato, regala piaceri unici. Si apprezza anche l’imperfezione, si spreca di meno, si scoprono sapori che i prodotti del supermercato, disponibili tutto l’anno, non possono avere. E la soddisfazione, poi, è alle stelle: se curi l’ambiente dove cresceranno le piante, le nutri nel modo giusto, le tratti con gentilezza e impari da loro, il risultato non potrà che essere positivo.

Nessuno è perfetto, ovviamente.

Gli errori che abbiamo fatto la scorsa estate hanno agevolato il nostro lavoro di quest’anno: i peperoncini hanno bisogno di tanto sole, le zucchine di tanto spazio, i peperoni di un terreno ricco, il basilico di essere potato con costanza, la terra di essere preparata settimane prima dell’arrivo delle piante. Insomma, sbagliando s’impara, giusto?

E poi è arrivato aprile, e la quarantena, e il mio amato Riccardo a casa in cassa integrazione. Durante settimane di duro lavoro, sotto il sole caldo di una primavera arrivata in anticipo, ha ampliato il terreno destinato all’orto, coltrato e cosparso la terra di terriccio in modo che fosse il più nutrito possibile, quando avrebbe accolto le prime piante. E a maggio sono arrivate: peperoni, melanzane, cipolle, scalogno, zucchine, pomodorini, rucola, peperoncini, tante piante aromatiche… insomma un bell’assortimento che presto verrà ulteriormente rifornito.

La quarantena è finita, siamo tornati al lavoro e l’orto è di nuovo il nostro appuntamento quotidiano della sera, prima di cena, quando l’aria si fa leggermente più fresca e il sole tramontando colora tutto di arancione e rosso. Apriamo l’acqua, sentiamo l’odore della terra bagnata, e presto raccoglieremo i frutti di quel piccolo pezzetto di terra, scosceso e pieno di erbacce, che è diventato parte del nostro sostentamento.

Il consiglio per te:

Non tutti hanno la possibilità di vivere in un posto come il mio, e sarebbe assurdo per me decantare i pregi dell’orto quando tanti di voi vivono in città, o in luoghi dove sarebbe impossibile creare ciò che abbiamo noi.

Ma non demoralizzarti! Il bello delle piante è che sanno adattarsi: i fiori nascono persino tra le crepe dell’asfalto! Ti lascio quindi alcune idee di verdure e piante che puoi far crescere nei vasi del tuo terrazzo o sul davanzale della finestra, ovunque tu viva. Zucchine, pomodori, insalata, cipolla… e poi erbe aromatiche come rosmarino, salvia, basilico, timo… Scegli ciò che ami mangiare e guardalo crescere.

Vivo in campagna, scrivo, faccio yoga e cerco di vivere le mie giornate apprezzandone ogni dettaglio. Ho un marito amorevole, un bassotto che sbaciucchierei tutto il giorno, e sono da poco diventata mamma di una bambina nata lontana da me. Amo leggere, soprattutto all'aperto o davanti al camino acceso, e cerco di condurre una vita sostenibile, rispettando la terra che mi accoglie. E condivido su internet ciò che rende la mia vita tanto ricca.

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